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domenica 11 ottobre 2026

La prima vittima della guerra è la verità. Tra diktat politici, logoramento militare e i signori dell'algoritmo

 La prima vittima della guerra è la verità. Tra diktat politici, logoramento militare e i signori dell'algoritmo

Di Marco Pietro Monguzzi

Monastir TN. Aggiornato alle 09:55 UTC+1 del 11 ottobre 2026


I motti e gli aforismi celebri sulla guerra appartengono a matrici concettuali molto diverse: dalla dottrina strategica e imperiale alla critica morale e pacifista, fino al pragmatismo crudo del fronte. Tra questi, ne estrapoliamo uno, a nostro avviso significativo, per sintonizzarci sulla frequenza di un conflitto che purtroppo continua a devastare l'Europa.

«La prima vittima della guerra è la verità».

Spesso attribuita al tragediografo Eschilo, questa frase in realtà non è mai uscita dalla sua penna, eppure coglie un'essenza che i tragici greci conoscevano benissimo. Nell'Agamennone, la guerra di Troia fa da sfondo a un inganno mortale: la verità viene sepolta sotto strati di vendetta, menzogna e hybris. I Greci erano ossessionati dal conflitto tra Aletheia (la verità, ciò che non è nascosto) e Dolos (l'inganno, la frode).

L'origine reale della frase è molto più prosaica e moderna: è generalmente attribuita al senatore statunitense Hiram Johnson che, nel 1918, durante la Prima Guerra Mondiale, pronunciò: "The first casualty of war is the truth". Un concetto ripreso nel 1928 dal politico britannico Arthur Ponsonby nel suo Falsehood in War-Time.

Al di là della paternità, il concetto espresso è di un'attualità spaventosa. Oggi, nell'era della guerra ibrida, delle fake news, dei deepfake e dell'informazione in tempo reale, questa frase è più vera che mai. Non abbiamo più bisogno di aspettare i comunicati ufficiali per sapere cosa accade, ma la "verità" viene ugualmente sacrificata: viene frammentata in mille narrazioni contrastanti, usata come arma informatica per seminare dubbio e resa irriconoscibile nel rumore di fondo dei social media.

Il diktat di Trump e l'ora dei "nuovi Re"

Spostando lo sguardo sulla questione Europa/Ucraina, ci si imbatte in un paradosso che fa sorridere amaramente. Sebbene l'Europa abbia la memoria corta, ben ricordiamo l'esaltazione e il supporto incondizionato di molti politici europei verso Kiev. Eppure, oggi i venti stanno cambiando. Si sussurra sempre più spesso che sia arrivata l'ora per Volodymyr Zelensky di "cedere la corona".

La voce sussurrata si è trasformata in un tuono dagli scalini della Casa Bianca l'11 ottobre 2026. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto apertamente all'Ucraina di sostituire il suo presidente, accusandolo di aver respinto numerose opportunità di pace. "Zelensky avrebbe potuto risolvere questa guerra molte, moltissime volte, e ha scelto di non farlo", ha dichiarato Trump ai giornalisti.

Ma il vero fenomeno inquietante non è solo la politica tradizionale. È come questa richiesta di "decapitazione" politica di Kiev abbia trovato una cassa di risonanza senza filtri nei nuovi padroni dell'informazione globale: i baroni della Silicon Valley.

Elon Musk, ad esempio, si è allineato perfettamente alla linea trumpiana, diventando il principale kingmaker digitale. Ha criticato apertamente e ripetutamente la leadership ucraina, rilanciando sui suoi canali tesi scettiche sulla condotta della guerra, accusando Zelensky di rigidità negoziale e spingendosi fino a suggerire ipotesi di dimissioni o esilio in cambio di garanzie di sicurezza. Per Musk, la verità è ciò che passa dal suo algoritmo.

Di tutt'altro tenore, ma altrettanto rivelatore, è il silenzio calcolato degli altri colossi. Mark Zuckerberg non ha mai rilasciato dichiarazioni politiche sulla carica di Zelensky. La gestione di Meta si è limitata alla "pulizia" algoritmica: blocco dei media di Stato russi, gestione della disinformazione. Stesso copione per Sam Altman, che non ha mai espresso pareri sulla presidenza ucraina, circoscrivendo i suoi interventi all'impatto dell'IA e alla geopolitica dei semiconduttori.

Cosa ci dice questo? Che la "verità" oggi è frammentata anche tra i suoi creatori. C'è chi la usa come un'arma politica diretta (Musk/Trump) e chi la gestisce come un'infrastruttura asettica (Zuckerberg/Altman). Ma nell'era dell'IA, l'asepsi è essa stessa una scelta politica: decidere cosa rendere invisibile tramite la moderazione è tanto potente quanto decidere cosa rendere virale. In entrambi i casi, la realtà oggettiva e la sovranità dell'Ucraina passano in secondo piano.

La matematica del logoramento: cosa dice davvero il fronte

Mentre la politica e i giganti della tecnologia danzano sulla realtà, cosa accade sul campo? Ignorando la retorica, un'analisi autorevole della RAND Corporation (pubblicata a luglio 2026 dai ricercatori Gian Gentile e Andrew Radin) ribalta decenni di dogmi militari.

Da sempre si è dato per scontato che una guerra di logoramento avrebbe favorito la Russia, forte di una popolazione tre volte superiore e di una società disposta a subire perdite immani. Tuttavia, i dati suggeriscono che la situazione si sia capovolta. L'Ucraina sta tenendo il campo grazie a una spietata e calcolata strategia di logoramento.

Dimenticate le manovre fulminee alla Napoleone o la Blitzkrieg tedesca del 1940. L'Ucraina ha adottato principi quasi aziendali per massimizzare le perdite russe e i costi economici di Mosca. Mykhailo Fedorov, Vice Primo Ministro e Ministro per la Trasformazione Digitale, architetto della strategia tecnologica e del progetto "Army of Drones", ha impostato parametri di valutazione crudi: infliggere alla Russia 200 morti per ogni chilometro quadrato di territorio conquistato, mantenendo un tasso di attrito che neutralizzi decine di migliaia di soldati russi ogni mese.

Grazie all'industria nazionale dei droni e a sistemi come gli ePoints (che incentivavano le unità con "punti" da spendere in equipaggiamenti in base alle prove video delle uccisioni), Kiev sta trasformando la guerra in una formula matematica. A questo si aggiunge la strategia di colpire in profondità l'economia russa: raffinerie, gasdotti, infrastrutture petrolifere. Attacchi che hanno un enorme valore propagandistico e che mirano a prosciugare i fondi per la macchina bellica.

Il grande paradosso: la verità sacrificata e l'Europa vassalla

Eppure, è qui che il cerchio si chiude e la frase di Hiram Johnson risuona in tutta la sua tragica attualità.

Da mesi, la narrazione dominante (sponsorizzata da Musk, ripresa dai politici europei e amplificata dai media) ci ha martellato con un messaggio preciso: l'Ucraina ha quasi distrutto il sistema energetico e petrolifero russo. Una narrazione perfetta per giustificare le sanzioni, le richieste di armi e i sacrifici economici dell'Occidente.

Ma la realtà dei flussi energetici globali racconta una storia ben diversa. Nonostante i colpi tattici incassati, la Russia continua a drenare risorse vendendo idrocarburi attraverso rotte parallele e Paesi terzi (si pensi alla raffinazione in India o in Turchia prima dell'approdo nei mercati occidentali). Questo avviene grazie alla tolleranza pragmatica verso la "flotta ombra" russa, necessaria per evitare shock sui prezzi globali.

La verità sulla reale tenuta energetica di Mosca viene così sacrificata a una doppia convenienza politica: alimentare da un lato una retorica di vittoria imminente, preservando dall'altro la stabilità dei prezzi alla pompa alla vigilia delle scadenze elettorali.

E l'Europa? Il vecchio continente assiste impotente a questo scacco matto. Mentre i cittadini europei hanno pagato il conto più salato in termini di deindustrializzazione e rincari energetici, le loro cancellerie si scoprono ora mere esecutrici di una geopolitica che non controllano. L'Europa ha finanziato una guerra per procura, salvo scoprire che i procuratori (gli USA di Trump) stanno già trattando con il nemico (la Russia di Putin) per accaparrarsi le risorse energetiche.

Mentre le piattaforme digitali selezionano quale frammento di realtà spingere nei feed, l'unica autentica Aletheia resta il logoramento lungo la linea del fronte, dove la matematica dei droni si scontra con il pragmatismo cinico della finanza internazionale.

In questa somma di ipocrisie, il conto finale non può ricadere solo su chi siede a Kiev. Se è vero che Volodymyr Zelensky dovrebbe lasciare la sua poltrona, è altrettanto vero che dovrebbero dimettersi quei politici europei che, con le loro retoriche messianiche e i loro calcoli di bottega, hanno artificialmente drogato e prolungato questa guerra, sacrificando la verità, l'economia dei propri cittadini e la sovranità del continente sull'altare del proprio consenso.

Marco Pietro Monguzzi


Note e Riferimenti

1. Fonti storiche e filosofiche

  • Il mito di Eschilo e l'Agamennone: Sebbene la frase «La prima vittima della guerra è la verità» sia spesso apocrifamente attribuita a Eschilo, il concetto è profondamente radicato nella tragedia greca. Nell'Agamennone, il conflitto tra Aletheia (verità/disvelamento) e Dolos (inganno/frode) è il motore narrativo che porta alla rovina del re di Micene.

  • La paternità della citazione: La frase esatta fu pronunciata dal senatore repubblicano statunitense Hiram Johnson nel 1918, in una lettera al San Francisco Chronicle durante la Prima Guerra Mondiale. Il concetto fu successivamente sistematizzato dal politico e scrittore britannico Arthur Ponsonby nel suo saggio del 1928, Falsehood in War-Time (Falsità in tempo di guerra), che analizzava la propaganda e le fake news come armi di conflitto.

2. Il ruolo dei colossi tecnologici e l'informazione

  • Le posizioni dei leader della Silicon Valley riguardo alla leadership ucraina e alla gestione dell'informazione riflettono l'attuale panorama dei media digitali. Da un lato, l'attivismo politico diretto di Elon Musk (che ha più volte suggerito cambi di leadership a Kiev e criticato la rigidità negoziale di Zelensky); dall'altro, l'approccio "asettico" ma politicamente rilevante di Mark Zuckerberg (Meta) e Sam Altman (OpenAI), che gestiscono la verità digitale attraverso la moderazione dei contenuti, il blocco delle fonti statali nemiche e la regolamentazione algoritmica, influenzando indirettamente ma pesantemente il discorso pubblico globale.

3. Strategia militare, logoramento e innovazione tecnologica

  • Il Report RAND Corporation: L'analisi sulla strategia di logoramento ucraina fa riferimento alle valutazioni di Gian Gentile (storico militare e colonnello in pensione) e Andrew Radin (politologo senior), pubblicate in un commento per The Hill a luglio 2026. Il rapporto evidenzia come l'Ucraina stia invertendo le aspettative sulla guerra di attrito grazie a una gestione quasi "aziendale" delle perdite nemiche.

  • Mykhailo Fedorov e l'Army of Drones: Mykhailo Fedorov non è Ministro della Difesa, bensì Vice Primo Ministro e Ministro per la Trasformazione Digitale dell'Ucraina. È l'architetto della strategia tecnologica di Kiev, ideatore del progetto Army of Drones e del sistema di incentivazione ePoints, che utilizza la gamification e le prove video per ottimizzare l'efficienza bellica e l'allocazione delle risorse sui droni.

4. Geoeconomia energetica e la "Flotta Ombra"

  • Nonostante i ripetuti attacchi ucraini alle raffinerie e alle infrastrutture energetiche russe, la capacità di Mosca di esportare idrocarburi non è collassata. Questo è reso possibile dall'uso massiccio della cosiddetta "flotta ombra" (shadow fleet) e dalla triangolazione delle esportazioni. Il greggio russo viene dirottato verso Paesi terzi (in primis India e Turchia) per la raffinazione, per poi essere reimesso sui mercati globali come prodotto lavorato, eludendo di fatto le sanzioni e garantendo a Mosca i fondi necessari per lo sforzo bellico, complice la tolleranza occidentale volta a evitare shock inflazionistici.